Le bovine sono esposte a numerose condizioni dolorose, tra le quali la zoppia, le procedure chirurgiche e i disturbi digestivi. La mastite è la malattia più comune e costosa nelle mandrie da latte, con importanti ripercussioni sanitarie, economiche ed etiche. Tuttavia, nonostante la sua frequente insorgenza e il numero considerevole di studi, le pubblicazioni sulla gestione della mastite affrontano raramente la questione del dolore mammario e della sua gestione. Cerchiamo di sintetizzare le attuali evidenze scientifiche sul dolore durante la mastite nelle vacche da latte, i diversi metodi e sistemi di valutazione per la sua valutazione e le strategie per migliorare la gestione del dolore in condizioni di campo.
Percezione e atteggiamenti riguardo al dolore nei bovini
Il riconoscimento del dolore animale ha registrato notevoli progressi negli ultimi due decenni. Nelle bovine da latte, il dolore in corso di mastite è un concetto ampiamente accettato ma percepito in modo variabile a seconda degli studi.15
Gli studi condotti tra veterinari e allevatori mostrano un ampio consenso sul fatto che la mastite sia una condizione dolorosa, ma la percezione del grado di dolore varia a seconda del Paese, del gruppo di riferimento e dell’esperienza. Ad esempio, un’indagine condotta su veterinari e allevatori danesi ha rilevato che entrambi i gruppi concordavano sulla natura dolorosa della mastite. Tuttavia, gli allevatori tendevano ad attribuire punteggi di dolore leggermente più elevati rispetto ai veterinari.22
È interessante notare che i veterinari più giovani e le donne hanno assegnato punteggi di dolore più elevati, a testimonianza di una maggiore sensibilità.12,21 Al contrario, un’ampia indagine condotta In Irlanda su allevatori e veterinari, ha mostrato che i veterinari assegnavano punteggi di dolore significativamente più alti per la mastite rispetto agli allevatori, eppure questi ultimi non consideravano prioritaria per la mastite la somministrazione di analgesici.1 Punteggi di dolore più elevati erano associati a un uso più frequente di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), ma l’uso dei FANS rimaneva basso per le mastiti lievi (meno del 20% dei casi trattati con FANS, nonostante un punteggio medio di dolore >5/10). In Francia, uno studio ha mostrato che i veterinari riconoscono l’importanza del dolore nella mastite, ma l’uso dei FANS rimane minoritario.12
Nel campione degli allevatori francesi, solo il 15 25% ha riferito di utilizzare un FANS per la mastite clinica, nonostante il dolore fosse indicato come un problema rilevante. Gli stessi veterinari non li prescrivono sistematicamente, considerando spesso il trattamento antibiotico come la priorità terapeutica. Da un’indagine condotta nel Regno Unito, emerge che l’uso dei FANS è più comune per le condizioni con punteggio del dolore più elevato e più frequente rispetto a 10 anni prima.21,15
Tuttavia, il ricorso ai FANS in generale nei vitelli e nei bovini è molto più basso rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato in base ai punteggi assegnati. In sintesi, tutti gli studi confermano la percezione del dolore nella mastite, ma il suo controllo attraverso l’uso di FANS rimane in gran parte insufficiente e paradossale, indicando un divario tra conoscenza e pratica (Tabella 1).
Tabella 1. Punteggio del dolore attribuito alla mastite da veterinari o allevatori e uso attuale di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) in caso di mastite.
Prove della presenza del dolore nella mastite e rilevazione del dolore correlato alla mammella
Non vi è alcun dubbio che la mastite sia una condizione dolorosa per le vacche, e gli studi sperimentali lo hanno ampiamente dimostrato. Sia i veterinari che gli allevatori la percepiscono come tale ma differiscono nella valutazione, e l’uso dei FANS rimane basso, rivelando un divario tra percezione e pratica.
Rilevare il dolore nei bovini è una sfida fondamentale per il benessere e la gestione clinica. Le vacche non sempre manifestano il dolore in modo evidente, rendendo difficile la sua identificazione. Nel caso della mastite, questa difficoltà è aggravata dalla diversità delle forme cliniche e dalla frequente coesistenza di forme subcliniche.
La letteratura scientifica propone tre approcci principali:
1. Indicatori di dolore oggettivi (fisiologici, biomarcatori, algometria),
2. Metodi specialistici e griglie cliniche basate sulla percezione (studio Delphi, scale del dolore),
3. Indicatori comportamentali – ciò che “ci dice” la vacca – spesso i più accessibili nella pratica.
Le alterazioni comportamentali sono tra i segni più evidenti del dolore alla mammella;20 ad esempio, il trascorrere meno tempo in decubito e mostrare reazioni difensive durante la mungitura,18 come lo spostamento del peso sugli arti posteriori, i calci e i passi all’indietro.
1. Indicatori oggettivi: criteri fisiologici e biomarcatori
- Nella mastite, molti parametri fisiologici, associati al dolore e allo stress, risultano alterati: temperatura corporea (febbre), frequenza cardiaca e respiratoria,16,19 riduzione dell’assunzione di foraggio e del tempo di ruminazione.8
- Si riscontrano anche livelli più elevati di cortisolo plasmatico,5 aumento dei marcatori infiammatori, quali le proteine di fase acuta (aptoglobina, amiloide sierica A – SAA).2,4,9 Questi indicatori mancano di specificità, poiché la febbre o il cortisolo possono riflettere altri fattori di stress, e sono utili più che altro solo in contesti sperimentali.
- L’algometria, che misura la soglia del dolore meccanico applicato alla mammella, è ampiamente utilizzata nella ricerca. L’algometria ha confermato che le vacche con mastite moderata presentano soglie del dolore meccanico significativamente più basse rispetto alle vacche sane, indicando un’ipersensibilità al dolore mammario.19 Sebbene affidabile, l’algometria richiede attrezzature specifiche e sistemi di contenzione, il che ne limita l’uso pratico negli allevamenti.
La Tabella 2 illustra i segni clinici da osservare per individuare il dolore in caso di mastite. Nonostante i progressi compiuti, l’individuazione del dolore correlato alla mammella rimane imperfetta. Le griglie standardizzate sono utilizzate raramente nelle aziende agricole a causa della limitata diffusione e formazione. Gli indicatori fisiologici sono aspecifici e l’algometria è utilizzata principalmente a fini di ricerca. Al contrario, gli indicatori comportamentali – facilmente osservabili dagli allevatori – sono promettenti. La loro integrazione in protocolli di monitoraggio automatizzati (sensori di movimento, collari, telecamere) offre una via verso un’individuazione più precoce e oggettiva.
La tabella 2 riassume e mette a confronto i diversi metodi che possono essere utilizzati per rilevare il dolore in caso di mastite.
La tabella 2. I diversi metodi per rilevare il dolore in caso di mastite
2. Indicatori comportamentali — “cosa ci dice la vacca”
- Esistono alcune scale del dolore standardizzate, la maggior parte delle quali non specifiche per la mammella ma relative al dolore in generale. Ad esempio, la scala del dolore nei bovini integra 7 criteri, vale a dire l’attenzione verso l’ambiente circostante, la posizione della testa e delle orecchie, l’espressione facciale, la reazione all’avvicinamento, la posizione della schiena e la zoppia.11 Recentemente, un gruppo di esperti ha identificato e proposto i principali segni clinici associati al dolore nei bovini (metodo Delphi).14
- Un’altra possibilità è quella di utilizzare la Valutazione Comportamentale Qualitativa (QBA) descritta nel protocollo Welfare Quality®. Si tratta di un approccio più ampio che esamina le «espressioni emotive» dell’animale (calmo, attento, ansioso). Convalidata nella mastite sperimentale, riflette lo stato affettivo associato al dolore.6 Tuttavia, non è stata sviluppata né convalidata alcuna griglia specifica relativa al dolore associato ai disturbi della mammella.
- Alcuni comportamenti molto generali sono associati alla mastite, come la riduzione del tempo di decubito: le vacche affette da mastite trascorrono meno tempo sdraiate e cambiano lato più spesso,18 oltre a una riduzione della ruminazione e dell’appetito che possono essere considerate segni precoci di dolore e disagio.8
- Anche durante la mungitura sono stati segnalati alcuni segni specifici, quali reazioni difensive, calci, scatti della coda, indietreggiare durante l’applicazione del gruppo di mungitura, agitazione e rifiuto di entrare in sala di mungitura.5,8,10 Questi comportamenti sono altamente indicativi per gli allevatori, ma spesso possono essere banalizzati come “vizi” anziché essere riconosciuti come espressioni di dolore.
Foto 1: Alcuni comportamenti specifici durante la mungitura, quali reazioni difensive, calci, scatti della coda, indietreggiare durante l’applicazione del gruppo di mungitura, agitazione possono essere altamente indicativi della presenza di dolore mammario.
Tabella 3. Segni clinici indicativi di dolore nei casi di mastite clinica sulla base dello studio Delphi e del parere degli esperti (Guatteo et al., 2024)
Gestione del dolore mammario
Il dolore associato alla mastite dovrebbe essere considerato una componente a sé stante della
patologia, al pari dell’infezione e/o dell’infiammazione.
Gli antibiotici rimangono il trattamento eziologico per la mastite di natura batterica, ma non
hanno effetto analgesico. Un errore comune è presumere che il solo trattamento dell’infezione
risolva il dolore. Nella fase infiammatoria acuta, gli antibiotici dovrebbero essere associati ad
analgesici per una gestione completa.
I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono i farmaci di prima scelta per ridurre
l’infiammazione e il dolore in caso di mastite. I FANS sono stati sempre più integrati nel
trattamento di supporto della mastite clinica nelle vacche da latte per alleviare l’infiammazione,
ridurre il dolore e promuovere il benessere degli animali. Nel complesso, l’uso dei FANS può offrire
benefici tangibili che vanno oltre il semplice sollievo dal dolore, contribuendo a un recupero più
rapido, a una maggiore produttività e a un miglioramento del benessere degli animali. Questi
risultati sostengono l’uso strategico dei FANS nella gestione della mastite nelle mandrie da latte.
Conclusioni
La mastite nelle vacche da latte è inequivocabilmente una condizione dolorosa, come dimostrato
da prove comportamentali, fisiologiche e sperimentali. I progressi compiuti nell’ultimo decennio
hanno portato allo sviluppo di strumenti affidabili per il rilevamento del dolore, che spaziano dai
sistemi di valutazione clinica elaborati da esperti e scale comportamentali validate alle tecnologie
di monitoraggio automatizzato sempre più sofisticate. Tuttavia, sebbene il riconoscimento del
dolore sia migliorato, l’applicazione coerente di questi strumenti nella pratica zootecnica
commerciale è limitata.
Le strategie terapeutiche, in particolare l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, hanno
dimostrato chiari benefici nell’alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione e migliorare il benessere
e la produttività. Le crescenti evidenze dimostrano che l’analgesia, nella gestione della mastite,
richiede non solo l’integrazione di metodi di rilevamento convalidati e di strategie terapeutiche
combinate, ma anche la formazione e il coinvolgimento degli allevatori affinché diano priorità al
sollievo dal dolore come componente standard del trattamento della mastite.
Estratto e adattato da Raphaël Guatteo: Pain management in cattle: what about the udder? M2-Magazine 43/2025
Raphaël Guatteo (Raphael.Guatteo@inrae.fr), DVM, PhD, Dipl. ECBHM, Dip ECAWM (ASEL) – Oniris, INRAE, BIOEPAR.
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