Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più urgenti del nostro tempo, e la riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) è fondamentale per affrontarlo. In linea con l’Accordo Globale sul Clima del 2015, i Paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni tra il 20% e il 55% entro il 2030. Tra le fonti più rilevanti, l’allevamento di animali da reddito contribuisce in modo significativo attraverso fermentazioni enteriche, gestione del letame, produzione di mangimi e deforestazione per pascoli. In particolare, il settore lattiero-caseario è sotto crescente attenzione: l’allevamento di bovine da latte è responsabile di circa il 20% delle emissioni globali del bestiame. La sfida è ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la sostenibilità economica e il benessere animale.

Le principali fonti di emissioni di GHG includono:

  • Produzione animale, con la fermentazione gastro-enterica come fattore predominante.
  • Produzione di mangimi sia in azienda che fuori azienda, che comporta l’uso di combustibili fossili, fertilizzanti chimici e biocidi.
  • Cambiamenti nell’uso del suolo, in particolare la conversione della vegetazione naturale in pascolo.
  • Gestione degli effluenti, riguardante principalmente lo stoccaggio del letame.
  • Lavorazione e trasporto.

L’allevamento di animali da reddito contribuisce in modo significativo al cambiamento climatico emettendo gas serra sia direttamente, attraverso le fermentazioni enteriche e la gestione del letame, sia indirettamente, tramite la produzione di mangimi e la conversione delle foreste in pascoli.
I principali responsabili delle emissioni di GHG nel settore lattiero-caseario sono il metano (CH4), derivante principalmente dalla fermentazione enterica, e il protossido di azoto (N2O), proveniente soprattutto dai fertilizzanti utilizzati nella produzione di mangimi. Inoltre, N2O e CH4 vengono emessi attraverso la gestione del letame, mentre l’anidride carbonica (CO2) viene rilasciata dall’uso di energia, acqua e altri input nelle aziende agricole. Oltre alle emissioni di GHG, il settore lattiero-caseario contribuisce a una serie di altri impatti ambientali significativi.

Negli ultimi anni, l’attenzione si è concentrata maggiormente sulla mitigazione dell’impatto ambientale dei sistemi di produzione lattiero-casearia. L’allevamento di bovine da latte è responsabile di circa il 20% delle emissioni di gas serra causate da tutto il bestiame globale. Il settore deve affrontare la sfida di ridurre al minimo l’impatto ambientale, gestendo efficacemente i costi e mantenendo elevati standard di benessere animale.
Secondo i dati della FAO, il processo di produzione dei mangimi nella filiera lattiero-casearia contribuisce a circa il 45% delle emissioni zootecniche, la fermentazione enterica rappresenta il 39%, lo stoccaggio del letame il 10%, e la lavorazione e il trasporto il 6%.

 

Mitigazione dell’impatto ambientale

 

Sebbene siano state introdotte numerose strategie di mitigazione degli effetti, è necessario considerare attentamente fattori quali la fattibilità tecnica, l’efficacia in termini di costi e l’investimento necessario in termini di tempo e risorse finanziarie. Le diverse opzioni di mitigazione possono essere classificate in cinque categorie principali:

 

1. Genetica e selezione

Integrare i tratti ambientali nelle strategie di selezione è l’ideale, poiché i progressi genetici sono sia cumulativi che permanenti. Questo approccio non solo avvantaggia l’ambiente, ma migliora anche le performance animali. È stato dimostrato che il miglioramento genetico di tratti come la produzione di latte, la fertilità e la longevità riduce significativamente l’impatto ambientale in rapporto alla produzione.
I tratti chiave relativi all’efficienza nell’uso delle risorse includono l’assunzione di sostanza secca (DMI), l’assunzione residua di mangime (RFI) e le emissioni di metano. La selezione genetica può svolgere un ruolo cruciale nel migliorare l’efficienza delle risorse, a condizione che le pratiche di alimentazione e i sistemi di gestione siano adattati per supportare tali miglioramenti.

 

2. Gestione della mandria

Il miglioramento della salute animale può aiutare a ridurre le emissioni di gas serra, poiché i problemi sanitari spesso riducono la produttività della vacca e aumentano le emissioni per unità di prodotto. Gli studi hanno dimostrato che la prevenzione di condizioni come la chetosi subclinica, le lesioni podali e le mastiti cliniche può ridurre significativamente le emissioni totali. Ulteriori misure includono la riduzione della mortalità dei vitelli, la minimizzazione degli animali poco produttivi e l’aumento della longevità della mandria.

 

3. Produzione di mangimi, gestione dei pascoli e uso del suolo

La composizione della dieta e l’ingestione sono fattori chiave che influenzano la produzione di metano nei ruminanti. Diverse strategie nutrizionali sono state esplorate per ridurre le emissioni:

  • Qualità dei foraggi: la riduzione di CH4 è generalmente legata a una maggiore qualità nutrizionale e a una migliore digeribilità dei foraggi.
  • Ingredienti della razione: i concentrati e i mangimi ricchi di amido forniscono solitamente nutrienti più digeribili rispetto ai foraggi grossolani, migliorando l’efficienza alimentare e la produttività.
  • Alimentazione di precisione: le razioni influenzano notevolmente le emissioni di ammoniaca (NH3) dal letame. Un utilizzo inefficiente dell’azoto (N) nel rumine porta a maggiori perdite di azoto sotto forma di ammoniaca, soprattutto quando la razione contiene un eccesso di proteine o è sbilanciata rispetto all’energia fermentescibile, che poi viene trasformata in urea ed eliminata con urine.
  • Gestione del pascolo: l’ottimizzazione delle pratiche di gestione e l’adozione di nuove varietà di sementi possono migliorare la quantità e la qualità del mangime.
  • Additivi per mangimi: ricerche recenti suggeriscono che alcuni additivi possono ridurre significativamente la produzione di metano nel rumine.

 

Le razioni influenzano notevolmente le emissioni di gas serra: la riduzione di metano è generalmente legata a una migliore digeribilità dei foraggi. Quando la razione contiene un eccesso di proteine o è sbilanciata rispetto all’energia fermentescibile, un utilizzo inefficiente dell’azoto nel rumine porta a all’aumento delle emissioni di ammoniaca, eliminata con urine sotto forma di urea.

4. Gestione del letame

Il letame è una fonte significativa sia di metano che di protossido di azoto. Una strategia di mitigazione delle emissioni prevede la separazione di urina e feci e la riduzione al minimo del ricambio d’aria conservando ogni componente separatamente (pavimentazioni a basse emissioni). Altre strategie includono la riduzione del tempo di stoccaggio del letame nelle stalle o l’applicazione di trattamenti specifici.

 

5. Gestione ed uso intelligente dell’energia

Ridurre il consumo di combustibili fossili e implementare la produzione di energia rinnovabile sono opzioni per contenere le emissioni che possono aiutare a migliorare l’efficienza e la produttività.

 

Conclusioni

In sintesi, la riduzione dell’impatto ambientale nel settore lattiero-caseario richiede una strategia multifattoriale che unisca innovazione tecnologica e gestione attenta della mandria. Non esiste una soluzione unica, ma piuttosto una combinazione di interventi che spaziano dalla selezione genetica per l’efficienza delle risorse, all’ottimizzazione della razione e delle tecniche di gestione dei reflui. Adottare queste misure non è solo una risposta necessaria agli impegni climatici globali, ma rappresenta anche un’opportunità per migliorare la produttività aziendale e il benessere animale, garantendo al contempo la sostenibilità economica e ambientale a lungo termine dell’intera filiera.

 

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